
Unico denominatore, l’umanità
“Termine generico utilizzato per distinguere le fotografie artistiche da quelle realizzate per una vasta gamma di scopi, tra cui quelli commerciali, scientifici, forensi, governativi e personali. Gli scatti che immortalano la vita quotidiana e i soggetti di tutti i giorni costituiscono una delle principali forme di fotografia vernacolare.” Questa è la definizione di “Vernacular Photography” data dal MoMa. I termini che vengono usati per descriverla – fotografia vernacolare, anonima, photo trouvé – non sono tutti esattamente sinonimi e negli ultimi anni sono nati numerosi progetti da parte di artisti, curatori e collezionisti che hanno avuto al centro le immagini prodotte prima dell’avvento del digitale. Tra i più importanti ci sono senz’altro quelli di Joachim Schmid, Erik Kessels, o The Anonymous Project di Lee Shulman, o Beijing Silvermine di Thomas Sauvin.
A volte l’aggettivo anonimo non è del tutto calzante. Può infatti capitare che l’autore sia noto: è il caso di interi archivi fotografici di autori più o meno amatoriali o persino professionisti che si finiscono nei circuiti dei mercatini o in luoghi ancora più distruttivi. Altre volte gli scatti hanno la rilevanza di una testimonianza storica, dalla prospettiva non ufficiale di chi si è trovato a viverla dalla parte della gente comune, del 99%. Senza voler entrare in disquisizioni sulla natura della fotografia, o della postfotografia, o nelle varie diatribe artistiche, la perdita di queste immagini ci pareva semplicemente un gran peccato.
Vogliamo dunque ridare dignità allo sguardo della gente comune, della maggioranza, di coloro che si sono trovati a vivere sulla propria pelle gli accadimenti del mondo, che sono stati tristi, felici, che hanno viaggiato, che hanno festeggiato nascite e subito lutti, nella speranza che il loro sguardo ci restituisca una prospettiva umana più ampia in cui inserire anche le nostre, di vite.
Il compito di una pratica fotografica alternativa è incorporare la fotografia nella memoria sociale e politica, invece di usarla come un sostituto che ne incoraggia l’atrofia.
John Berger, Sul guardare (1980)

Venezia si prepara alla guerra (la prima)
Venezia è una costante nelle photo trouvée, in qualsiasi epoca. Queste immagini però hanno qualcosa di speciale.

I provini a contatto di una vita
I provini a contatto offrono uno sguardo unico nella vita di un fotografo. Le sue scelte, le sue preferenze, la sua prospettiva.

Stessa spiaggia, stesso mare
Il mare come un palcoscenico in cui si vedono sfilare modi, costumi, convenzioni sociali.
